COLLETTIVA
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L'esposizione durerà
dal 5 al 30 maggio 2010, e sarà visitabile negli
orari di apertura della galleria:
(dal mer. alla dom. dalle
ore 15 alle 19)
Sabato 29 maggio 2010 presso la Galleria
Zamenhof, via Zamenhof 11, Milano,
vi sarà la presentazione dei cataloghi “La
materia è il colore” e "Terza dimensione",
a cura di Paolo Levi e Virgilio Patarini, Editoriale Giorgio
Mondadori.
Nelle migliori librerie da giugno 2010.
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LA
MATERIA E' IL COLORE
Quando
la materia diventa colore (e viceversa)
(Dalla prefazione del catalogo)
Questo progetto editoriale (e la relativa mostra, ndr) si
fonda su di una voluta ambiguità.
Si tratta di un’ambiguità che si annida innanzitutto
nel titolo e che poi striscia di pagina in pagina, di autore
in autore, di quadro in quadro, inoculando di tanto in tanto
il suo distillato velenoso. Ma lo scopo di questa sorta
di avvelenamento, che con un pizzico di immodestia potremmo
definire ‘ermeneutico’, non è quello
di uccidere il fruitore, nè di annichilire le sue
facoltà vitali, sensoriali, intellettive, ma al contrario
di condurlo in uno stato di percezione leggermente alterato,
solleticando quelle facoltà, allo scopo di suggerire
una visione leggermente differente, forse ‘sottilmente’
differente, di quella che comunemente si intende, da più
di mezzo secolo, come ‘Pittura Informale’.
Nel corso dei mesi di preparazione del volume ogni volta
che abbiamo parlato del progetto con un artista che si pensava
di coinvolgere, al nostro interlocutore il titolo pareva
sempre chiarissimo. Se si trattava di un pittore che praticava
una pittura astratta fondata sulla forza del colore, costui,
ponendo l’accento sul secondo termine del titolo,
ovvero ‘il colore’, traduceva il tutto come
se l’oggetto fulcro di attenzione del progetto fosse,
appunto, il colore. Come se il titolo significasse: ‘la
materia’, ovvero ‘l’argomento’ trattato
da questo libro ‘è il colore’. Viceversa
se si trattava di un artista che dipingeva quadri spiccatamente
‘materici’, utilizzando materiali non convenzionali,
egli intendeva il titolo come se si dicesse: ‘la materia
viene utilizzata al posto del colore’.
In effetti entrambe le interpretazioni sono accettabili,
tant’è che nello scorrere le pagine di questo
volume si potranno facilmente individuare esemplari di entrambe
le ‘razze’ di pittori, oltre ad un gruppetto
di ‘ibridi’ che costituiscono a tutti gli effetti
una sorta di trait d’union tra i due differenti ceppi
principali.
Tanto per essere chiari, appartengono al gruppo dei ‘coloristi’
puri: Stefano Accorsi, Walter Bernardi, Alberto Besson,
Ezio Mazzella, Lyudmila Vasilieva. Quelli che potremmo definire
‘materici’ puri (che utilizzano materie meno
convenzionali) sono invece: Marta Boccone, Anna Maria Bracci,
Siberiana Di Cocco, Guido Oggioni, Luigi Profeta, Rosa Spina,
Fabrizio Trotta (anche se quest’ultimo appartiene,
con opere diverse, a pieno titolo anche al primo gruppo).
Per così dire ‘a metà strada’
si attestano invece: Esa Bianchi, Grazia Borrini, Carlo
Ambrogio Crespi, Marie Es-Borrat, Giulio Greco, Maurizio
Molteni, Alessandro Rossi, Raffaele Quida.
Il fatto è che dopo l’irruzione sulla scena
artistica di ‘pittori’ come Alberto Burri, Antoni
Tapies,
Jean Fautrier e tanti altri protagonisti del cosiddetto
‘Informale’ il concetto di quadro, di ‘opera
pittorica’ è profondamente cambiato.
Fatta eccezione, infatti, per i cinque che abbiamo definito
‘coloristi puri’, gli altri quindici artisti
qui selezionati si muovono, in un modo o in un altro, sulla
scia dei summenzionati Maestri europei, approfondendone
temi, materiali, idee. Alcuni sperimentando nuove, inconsuete
materie. Altri sviluppando spunti compositivi e perfezionando
la perizia esecutiva nell’utilizzo di materiali già
entrati nella vulgata informale (tela di sacco, sassi, ferro,
ecc.). Ma quale che sia l’approccio, dimenticatevi
l’olio su tela. O l’acrilico su tavola. O su
carta. Stoffa, legno, gesso, argilla, pietre, intonaco,
ferro, carta, vetro, corda, plastica, perline colorate,
spezie, liquirizia: sono queste alcune delle “materie”
di cui si compongono le opere di questi quindici artisti,
riportate su tela, su tavola, o avvoltolate su telai oppure
utilizzate per realizzare bassorilievi. È un tripudio
di quello che in linguaggio tecnico si definirebbe “tecnica
mista”. Anche se poi è talmente preponderante
e “significante” la scelta dei materiali utilizzati
che è impossibile usare questa generica dicitura
convenzionale (“tecnica mista”) senza provare
un moto profondo di ribellione e un’esigenza di precisione
nella descrizione. Anche perchè la scelta dei materiali
è in questo caso termine dialettico essenziale nel
processo di creazione. E l’azione dell’artista
ci appare maieutica.
Come si diceva sembrano far eccezione Accorsi, Bernardi,
Besson, Mazzella e Vasilieva. Ma ad una attenta analisi
appare evidente come costoro, in effetti, utilizzino l’olio
su tela con tecniche e soluzioni stilistiche tali da trasformare
a loro volta il colore in materia inconsueta, spiazzante.
Specie se considerati accanto agli altri autori più
‘materici’. Ed ecco che la giustapposizione
dei diversi gruppi di opere e artisti ci rivela un’altra
piccola ‘verità’, una piccolissima verità
che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi e che forse
anche per questo non abbiamo mai visto: anche i ‘colori
ad olio’ sono ‘materia’.
Oltre a ciò possiamo osservare come in tutti gli
artisti selezionati prevalga una certa essenzialità,
non solo nella scelta dei materiali, e nel rigore del loro
utilizzo, ma anche nella composizione e nell’utilizzo
del colore. Non è un caso che affiorino così
frequentemente disegni essenziali e forme talvolta vagamente
archetipiche, che contribuiscono non poco a fare di questi
quadri o sculture delle opere “originarie” oltre
che “originali e costituiscono poi la base armonica
grazie alla quale la materia di cui è fatta l’opera
può, per così dire, “cantare”.
Ecco, sì. È questo che fanno questi artisti
qui radunati: come antichi sciamani, con opere che sono
al tempo stesso totem e piccoli templi e arcani incantesimi,
fanno “cantare” la materia.
Virgilio Patarini
Galleria Zamenhof
Via Zamenhof 11 - MILANO
Orari:
dal Mecoledì alla Domenica
15:00 - 19:00
Ingresso Libero
02 83660823
galleria.zamenhof@gmail.com
www.galleriazamenhof.com